Numero 05/26 -

L’intelligenza artificiale non ci solleva dalle nostre responsabilità

Sempre più presente nella quotidianità e nel mondo del lavoro, l’intelligenza artificiale (IA) sta cambiando anche il modo in cui prendiamo le decisioni. L’esperto Roger Basler de Roca invita a sfruttarne le potenzialità senza rinunciare al pensiero critico e, soprattutto, alla responsabilità personale.

Sig. Basler de Roca, cosa La affascina dell’IA e cosa, secondo Lei, viene spesso frainteso?

Roger Basler de Roca. È sorprendente osservare come il linguaggio sia diventato l’interfaccia utente. Per la prima volta, non è l’uomo a doversi adattare alla logica della macchina ma, al contrario, è la tecnologia ad adeguarsi al nostro modo di comunicare. Tuttavia, si fraintende spesso la funzionalità di questi sistemi, i quali non comprendono ciò che elaborano, ma calcolano solo le probabilità relative alla parola successiva. Confondere la capacità linguistica con quella di pensiero è all’origine di molte aspettative esagerate e di decisioni errate.

Oggi l’IA è in grado di elaborare testi, fornire informazioni e proporre soluzioni. Qual è la differenza fondamentale rispetto al pensiero umano?

Esperienza, intenzione e responsabi- lità sono elementi che caratterizzano il modo in cui ragioniamo. Al contrario, un modello linguistico non ha obiet-tivi o interessi per il risultato, né deve rispondere delle proprie decisioni. Per questo può formulare una risposta corretta o una sbagliata con la stessa disinvoltura: la differenza è irrile-vante. È proprio questa assenza di coinvolgimento personale a segnare la differenza decisiva, più ancora della potenza di calcolo.

In quali ambiti l’IA è superiore all’uomo e dove, invece, esperienza, creatività e capacità di giudizio rimangono indispensabili?

L’IA è superiore quando contano quantità, velocità e capacità di lavorare senza affaticarsi, come nell’analisi di enormi volumi di dati, nel riconoscimento di modelli, nella traduzione o nella ripetizione di compiti strutturati senza perdita di concentrazione. L’uomo rimane indispensabile quando manca il contesto, quando è necessario soppesare le diverse opzioni o quando c’è qualcosa in gioco. Una macchina può calcolare le possi- bilità: non può decidere, assumersi la responsabilità di una scelta o sedersi di fronte a un altro essere umano.

Molti si chiedono se, in futuro, l’IA ci toglierà il lavoro o cambierà semplicemente il nostro modo di operare. Quali professioni saranno maggiormente interessate?

L’IA raramente sostituisce intere professioni, ma tende a ridistribuire i compiti al loro interno. A esserne interessate per prime sono le attività basate sulla conoscenza, con una forte componente testuale e di routine, per esempio, a livello di amministrazione e assistenza clienti, nel settore legale, nel marketing e in alcuni ambiti della finanza. Rimangono più stabili le attività che richiedono presenza fisica, abilità manuali e responsabilità diretta nel contatto con il cliente. La questione, quindi, non è tanto quali professioni scompariranno, quanto quali attività al loro interno continueranno a essere retribuite anche in futuro.

L’IA fornisce spesso risposte convincenti, anche quando potrebbero essere errate. Come possiamo imparare a esaminarne criticamente i risultati?

Seguendo una regola semplice: non accettare mai una risposta che non si è in grado di controllare personalmente. Per una verifica pratica è utile il test CRAP, basato su quattro domande relative ad attualità, affidabilità, paternità e intento di un’informazione. In concreto, significa esaminare sem- pre cifre, nomi, citazioni e riferimenti giuridici attraverso una fonte indipen- dente prima di utilizzarli.

Lei sottolinea spesso l’importanza della responsabilità umana. Perché il pensiero critico diventa ancora più importante nell’era dell’IA?

Perché ogni volta che affidiamo a terzi il lavoro intellettuale rischiamo di perdere anche la capacità di valutare il risultato. È il fenomeno che chiamo esternalizzazione cognitiva e che costituisce l’oggetto della mia ricerca. Si crea un circolo vizioso: chi riflette meno verifica peggio, e chi verifica peggio, rischia di non rendersi conto di riflettere meno. Inoltre, la responsabilità non può essere delegata: un sistema può calcolare, ma a rispondere delle conseguenze deve sempre essere un essere umano.

Lo sviluppo di sistemi di IA sempre più potenti è oggi nelle mani di poche grandi aziende tecnologiche. Quali rischi comporta questa concentrazione?

Sono tre. Uno economico, perché il controllo dell’infrastruttura implica anche potere su prezzi, accesso e disponibilità. Uno legato ai contenuti, perché ogni modello incorpora determinate idee su ciò che viene considerato corretto, neutrale o inappropriato. E uno strategico, perché la dipendenza da un singolo fornitore espone a rischi sistemici. Le alternative europee, quindi, non rappresentano una scelta puramente simbolica, ma una forma di diversificazione.

L’UE sta regolamentando l’intelligenza artificiale attraverso l’AI Act. Servono ulteriori norme o c’è il pericolo di frenare l’innovazione?

L’approccio dell’AI Act, basato sul rischio, è corretto: maggiore è il potenziale danno, più stringenti devono essere i requisiti. Il problema non sono tanto le regole, quanto la loro interpretazione non uniforme e l’incertezza giuridica che ne può derivare. Le aziende hanno bisogno soprattutto di risposte affidabili su ciò che è concretamente consentito, non di nuove leggi.

Quale ruolo rivestirà in futuro l’IA nel settore bancario? In quali ambiti potrà offrire un supporto concreto a clienti e collaboratori?

Il principale potenziale non risiede tanto nell’interfaccia con il cliente, quanto dietro le quinte: elaborazione di documenti, rilevamento di frodi, controlli di conformità, accesso a conoscenze interne e preparazione di incontri di consulenza. Per i collaboratori questo significa meno tempo dedicato alla ricerca e al lavoro burocratico, mentre per i clienti si traduce in colloqui più rapidi e meglio preparati. Il vero vantaggio dell’IA è liberare tempo per le persone, non rimpiazzarle.

Un giorno, l’IA potrà sostituire la consulenza finanziaria personale o ritiene che fiducia, esperienza e rapporto diretto resteranno indispensabili?

Per i casi standardizzati potrà assumere un ruolo sempre più importante, e questo ha senso. Ma quando si parla di patrimonio, non si tratta più soltanto di numeri: entrano in gioco successione, famiglia, bisogno di sicurezza e progetti di vita. Sono decisioni di natura biografica, non semplicemente aritmetica. La fiducia nasce dalle relazioni e la responsabilità richiede un interlocutore che risponda delle proprie decisioni. Per questo la consulenza personale rimarrà fondamentale, anche se sarà chiamata sempre più a occuparsi di aspetti complessi.


CENNI BIOGRAFICI

Imprenditore digitale, relatore, consulente e docente specializzato in intelligenza artificiale e modelli di business digitali, Roger Basler de Roca tiene oltre 100 conferenze all’anno, oltre ad affiancare più di 60 aziende nell’introduzione dell’IA e insegnare in diverse scuole superiori e all’Università di Basilea. La sua ricerca si concentra sull’esternalizzazione cognitiva, ovvero su ciò che accade al pensiero umano quando il lavoro intellettuale viene affidato alle macchine. Autore di 14 libri, è stato insignito del CONTRA Top Speaker Award nel 2024 e nel 2025. Il suo motto è: “La macchina può essere artificiale, ma l’intelligenza deve restare umana”.